25 luglio 1944: la battaglia del Lys – 20 luglio 2019 a ISSIME si rinnova il ricordo

Il racconto di quella giornata del 1994. Per non dimenticare

È un’estate di fuoco e saltano i binari della ferrovia per Aosta. Meno treni passano, meno carbone scende, meno acciaio arriva dalla Cogne, meno armi ci saranno e questo vuoi dire anche meno morti, meno guerra. Vuoi dire affrettare la fine della tragedia che sta divorando tutti.
Siamo nell’estate del 1944 e, in una riunione all’Alpe Maletto tra i partigiani della Bassa Valle e quelli del vicino Biellese, prende corpo un’idea ambiziosa: liberare l’intera Valle del Lys e creare una grande zona libera dall’occupazione nazifascista con il vicino Biellese.
È il 17 luglio e comincia la fase di preparazione e di organizzazione: bisogna isolare la Valle facendo saltare i ponti, è necessario ammassare i viveri per rifornire la vallata nel periodo del blocco: 100 quintali di farina, 25 di sale, 5 di tabacco, 72 forme di formaggio da trasportare con muli ed autocarri.
L’attacco è stabilito per il 25 luglio, una data significativa per la sconfitta del fascismo: esattamente un anno prima Mussolini aveva perso il suo potere ed era stato arrestato, anche se in seguito a varie vicende riprenderà il comando a fianco dei tedeschi.
Alla sera del 24 e nella notte del 25 inizia l’azione concordata tra i vari reparti, ma il piano non si realizza in modo completo.
Il ponte di Rechanté salta in aria, ma alcuni reparti partigiani che dovevano impedire l’accesso alla vallata sul lato destro del Lys sono rimasti bloccati dalle forze nemiche e non possono proteggere adeguata mente i compagni, che si ritirano dopo l’esplosione. Mentre i presidi di Lillianes e Issime vengono attaccati, i nazifascisti fanno affluire rinforzi e riconquistano le posizioni perdute.
Il bilancio complessivo dell’operazione nella Valle del Lys è imponente: tredici morti e quaranta feriti tra i partigiani; un centinaio di morti, centoquarantacinque feriti, ventisei prigionieri tra le forze nazifasciste.
Negli scontri della battaglia della Valle del Lys perdono la vita i partigiani: Erminio Angelin-Duclos, Giovanni Borsato, Giovanni Champurney, Enzo Dellamontà, Francesco Ferrari, Germano Manfredi, Martinetto Robino, Luigi Molinaro, Romeo Mucciarelli, Libero Neyvoz, Molfo Palugan, Leslie Parker, Gino Pistoni, più un Caduto rimasto senza nome.

Il 20 luglio 2019 a Issime si rinnova il ricordo

Report fotografico (foto di Rachele Chillemi). Con gli interventi del Presidente provinciale dell’ANPI di Biella, Gianni Chiorino e dei rappresentanti delle Sezioni Anpi Montrose e Ivrea, nonché del Presidente nazionale del MIR, Pierangelo Monti e di don Arnaldo, alla presenza di numerose bandiere delle Sezioni Valdostane, Biellesi e Canavesane. “Un particolare saluto è invato da Giulio de la Pierre, partigiano “Livio”, che non ha potuto essere oggi fisicamente presente, ma lo è col cuore, come sempre.

 

L’intervento dell’ANPI di Ivrea e basso Canavese

a cura di Mario Beiletti

Davanti alle lapidi dei nostri Caduti, in queste cerimonie della Memoria, risalta, altissimo, il significato della loro lotta e del loro sacrificio. In un tempo di decadenza etica, morale, politica e culturale, ci rivolgiamo ad essi come nostri Maestri.
Chi mi conosce, sa che sono sempre restio ad appropriarmi del titolo di Partigiano, che spetta soltanto a chi fece la Resistenza. Noi ci limitiamo ad essere testimoni dei Testimoni, senza presunzioni.
Non sappiamo nemmeno cosa questi uomini penserebbero oggi. Ricordiamo che la Resistenza venne fatta da comunisti, socialisti, liberali, monarchici, militari, deportati e soprattutto dalla popolazione, che fu varia ed articolata.
Nello stesso tempo, però, come rappresentanti dell’Anpi, non possiamo sottrarci al nostro dovere statutario che ci impone di trasmettere la memoria storica e difendere la costituzione, nata dalla Resistenza.
In questo senso siamo legittimati a fare osservazioni e riflessioni che investono la politica nel nostro paese e l’Europa.
Oggi non voglio nemmeno ricordare l’ingiuria di un ministro che giura sul rosario brandendo il fucile e pronunciando frasi di stampo fascista. Oggi è il papa a ricordarci di essere umani…
Deve preoccuparci tutti l’onda nera di vecchi e nuovi fascisti che sta avanzando in tutta Europa.
Vorrei ricordare che in un’intervista rilasciata al Financial Times il 27 giugno, il Presidente russo Putin dichiara fallita (obsoleta) la democrazia liberale.
Per prevenire storture del sistema ed impedire un ritorno delle dittature, la nostra Costituzione prevede espressamente la separazione dei poteri: legislativo, esecutivo e giudiziario.
Separare questi tre poteri (supervisionati dalla Corte costituzionale) dovrebbe garantire che non vi siano intrallazzi, deviazioni, sino ai colpi di stato che vennero tentati tra il ’64 e il ’70 in Italia.
I Padri costituenti avevano vissuto la nascita della dittatura fascista, e previsto i modi per evitare che qualcosa di simile avvenisse nuovamente. Eccoli quindi inserire, nella nostra Costituzione, la facoltà, o meglio il dovere inderogabile di dire “No” che ciascun Organo dello Stato ha nei confronti degli altri, evitando il pericolo di storture, ingiustizie, dittature.
Allora torniamo alla democrazia liberale, che Putin preconizza ormai defunta, e attorno alla cui bara danzano, col dittatore russo, Trump, Farange, Le Pen, Salvini, nonché i governi di Visegrad con Orban e alcuni dittatori asiatici e africani (Siria, Egitto, Medio Oriente…) Per tutti costoro occorre cambiare le Costituzioni dei Paesi liberali, trasformandole in “democrature”. La parola è chiara ed intuitiva: significa fusione di democrazia e dittatura, e cioè lo scadimento di una democrazia in un potere autoritario.Successe così nel ’22, ma non si può dire, perché fare un paragone con gli anni di Mussolini può costarti caro, come alla professoressa siciliana. Metti alla finestra un cartellone di dissenso? Arrivano con la scala e te lo tolgono. Anni fa non si potevano nemmeno sussurrare le barzellette di dissenso al duce; ed ora? Provateci con facebook: rischiate l’oscuramento… Oggi un anonimo (forse servile?) ministro della giustizia annuncia una riforma della Magistratura e con ciò cadiamo sempre più velocemente nella democratura (dittatura) auspicata da Putin. E anche nell’abisso dei conti pubblici…
Come agisce il governo dell’uomo che vuole far tutto lui? Deve distrarci… ed ecco spuntar fuori i nemici di sempre: Zingari, Omosessuali, Migranti. Il ministro dell’odio non guarda in faccia a nessuno. Il suo obiettivo è chiaro. Anche lui, come i suoi omologhi esteri, vuole farla finita con la democrazia.
Sono la superficialità, l’ignoranza, la scomparsa di ogni valore, che vogliamo lasciare ai nostri figli? Se la vostra risposta è NO! bisogna RESISTERE ad ogni costo, in modo democratico ma con tutte le armi disponibili nella Costituzione. Partiti, Associazioni, Movimenti, Cittadini: a raccolta. Ecco perché l’Anpi, testimone ed erede di quei tempi, continua a battersi.
Davanti a questi nomi incisi sul bronzo noi giuriamo: ora e sempre Resistenza!

a cura dell’ANPI – Associazione Nazionale Partigiani d’Italia