Quando:
7 dicembre 2019@21:00
2019-12-07T21:00:00+01:00
2019-12-07T21:15:00+01:00
Dove:
Libreria Mondadori
piazza Freguglia
Ivrea

GIANNI OLIVA PRESENTA ANNI DI PIOMBO E DI TRITOLO 1969-1980
IL TERRORISMO NERO E ROSSO DA PIAZZA FONTANA ALLA STRAGE DI BOLOGNA, Mondadori
interviene
Alberto FRANCESCHINI, tra i fondatori delle Brigate Rosse
introduce e modera Luca SCOGNAMILLO, professore di storia e filosofia al Liceo “C. Botta”

Dal 12 dicembre 1969, quando esplode la filiale della Banca Nazionale dell’Agricoltura di piazza Fontana a Milano, fino all’assassinio di Roberto Ruffilli da parte delle Brigate Rosse il 16 aprile 1988, in Italia sono state ammazzate quasi quattrocento persone, e oltre mille ferite e rese invalide. Sono gli anni di «piombo e di tritolo», la stagione degli attentati a mano armata del terrorismo «rosso» – che uccide magistrati come Emilio Alessandrini, operai come Guido Rossa, giornalisti come Carlo Casalegno e Walter Tobagi, che sequestra e condanna a morte il presidente della Dc Aldo Moro – e delle stragi «nere», con gli ordigni esplosivi di piazza della Loggia, del treno Italicus e della stazione di Bologna. Quale intreccio si stabilisce tra questi due fenomeni di segno ideologico opposto? Come si inseriscono le violenze nella storia dell’Italia sospesa tra modernizzazione e democrazia bloccata?

In un racconto articolato e drammatico, Gianni Oliva ripercorre i fatti di quegli anni. E ricostruisce l’Italia dei due decenni precedenti, un paese a due velocità, stretto tra le aperture della Costituzione e le rigidità del Codice Rocco: da un lato conservatrice e retrograda (nel 1954 condanna al carcere la «Dama Bianca» di Fausto Coppi per adulterio), dall’altro paese del miracolo economico, che si sposta con la Vespa o la Seicento, compra il frigorifero e il televisore e rimescola le sue culture con milioni di lavoratori trasferiti dal Meridione al Nord. Un convulso processo di modernizzazione che avrebbe avuto bisogno di essere governato dalla politica attraverso riforme profonde, capaci di disegnare un nuovo patto sociale. Ma è proprio ciò che in Italia non c’è stato, con il risultato di divaricazioni sempre più nette: il terremoto dei movimenti di piazza ha alimentato nella destra radicale i timori di una deriva comunista, e nella sinistra extraparlamentare l’illusione di una rivoluzione imminente. Lo Stato alla fine ha vinto la guerra, ma solo dopo aver perso (per colpa) troppe battaglie.
Un libro per ricordare ciò che è stato ai tanti che l’hanno dimenticato, e farlo conoscere a quelli nati dopo e cresciuti in una scuola dove la storia antica è molto più in onore di quella contemporanea: un contributo a fare i conti con il passato, in un paese dove è troppo facile rimuovere.

GIANNI OLIVA, studioso del Novecento, da anni si occupa degli argomenti meno indagati della storia nazionale recente. Da Mondadori ha pubblicato, fra gli altri, La resa dei conti, Umberto II, Foibe, Storia dei carabinieri, Duchi d’Aosta, Le tre Italie del 1943, L’alibi della Resistenza, Profughi, la nuova edizione di Storia degli Alpini, «Si ammazza troppo poco», Soldati e ufficiali, Esuli, Un regno che è stato grande, L’Italia del silenzio, Fra i dannati della terra, Il tesoro dei vinti, Gli ultimi giorni della Monarchia e Combattere.

ALBERTO FRANCESCHINI, (Reggio Emilia, 1946), nasce in una famiglia comunista e cresce nel mito della Resistenza tradita. Nel 1969 viene espulso dal PCI e nel 1970, con Renato Curcio e Mara Cagol, fonda le Brigate Rosse. Dopo varie azioni dimostrative sequestra il giudice Mario Sossi minacciando di ucciderlo, ma lo libera, in disaccordo col direttivo BR. Nel 1974 è arrestato e rinchiuso nelle carceri di massima sicurezza. Nel 1982 si dissocia dalla lotta armata e nel 1992 estingue la pena, dopo 18 anni di reclusione. Non è mai stato imputato di fatti di sangue, ma ancora oggi si ritiene moralmente responsabile di tutte le azioni delle BR. Collaboratore delle commissioni parlamentari di inchiesta, è apprezzato da molti il suo contributo alla ricostruzione della verità storica, mentre ex compagni che non hanno fatto i conti col passato con la stessa franchezza non gli risparmiano critiche e accuse.