Il dopo Viadotto Marchetti

Il viadotto è stato inugurato, con la benedizione di tutte le istituzioni. Legambiente e Osservatorio del Paesaggio AMI uniche voci fuori dal coro

 

Il Viadotto Marchetti

Il Viadotto Marchetti

Lo scorso mercoledì 16 dicembre è stato inaugurato, con tanto di taglio di nastro, l’ormai celebre viadotto Marchetti. A presiedere all’apertura ufficiale di questo monumentoso ponte di calcestruzzo e acciaio, oltre all’ovvia presenza dei vertici della società Ativa, hanno partecipato il sindaco della Città metropolitana Piero Fassino assieme al vice Alberto Avetta, il sindaco di Pavone Alessandro Perenchio, Carlo Della Pepa, Sonia Cambursano e altri amministratori del territorio, nonchè l’attuale vescovo d’Ivrea Edoardo Aldo Cerrato. Stato, s.p.a e Chiesa. Tutti uniti per compiacersi di questa «opera progettata e costruita secondo i più innovativi standard architettonici e ambientali che rappresenta il cuore del progetto di potenziamento-adeguamento infrastrutturale Nodo idraulico di Ivrea». È più che evidente che tra i “più innovativi standard” di cui si è parlato in sala Santa Marta lo scorso dicembre sia del tutto assente il legame o la tutela del territorio. Il ponte, costato la bellezza di 34 milioni di euro, domina infatti ogni prospettiva dell’anfiteatro morenico. Ovunque uno si trovi l’attenzione viene ora calamitata da questo gigante immobile ricurvo su se stesso, la cui megalomania eclissa bellezze naturali e artificiali (si pensi al vicino castello di Pavone).

Di questo parere sono i vari membri dell’Associazione Legambiente Dora Baltea e dell’Osservatorio del Paesaggio per l’Anfiteatro Morenico d’Ivrea che, come si legge nel comunicato del 30 dicembre, vogliono evidenziare che «l’assurgere del viadotto Marchetti, a simbolo del Canavese, così com’è accaduto nella sua recente pomposa inaugurazione, non solo sia del tutto opinabile, ma piuttosto rappresenti per moltissimi eporediesi una mistificazione di un vero e proprio sfregio al paesaggio. Il territorio non è uno spazio indifferenziato dove coloro che detengono il potere economico e/o politico possono collocare a piacimento grandi opere in base a criteri estetici discutibili». Aggiungono poi: «in democrazia ogni trasformazione di rilevante impatto che incida sul benessere individuale e sociale richiede percorsi decisionali ampiamente condivisi che intercettino le espressioni di interesse di chi vive ed opera sul territorio. Nulla di tutto ciò è avvenuto nella progettazione del viadotto Marchetti».

L’amara constatazione con cui prosegue il comunicato è che ormai «quest’opera s’ha dasopportare», in quanto indietro non è possibile tornare. L’auspicio per il futuro, invece, è duplice e carico d’importanza. Legambiente e dell’Osservatorio del Paesaggio AMI sono concordi nel ritenere, innanzitutto, che il Tribunale Amministrativo verso il quale l’Ativa si è rivolta costringa la s.p.a. inquestione ad entrare in gara per ottenere la concessione autostradale, realizzando in tal modo le esplicite richieste dell’Unione Europea e uniformandosi così al resto d’Europa. In secondo luogo è fondamentale impedire che episodi analoghi possano ripetersi e radicarsi con altrettanta facilità. Sela messa in sicurezza del nodo idraulico rappresenta un imperativo al quale prestare le dovute attenzioni, non per questa ragione ci si può nascondere dietro tutto ciò per realizzare sfregi inguardabili e in totale disaccordo con l’ambiente e il paesaggio circostante. «Il territorio – si legge– non potrebbe reggere un altro sfregio con un analogo progetto per il viadotto Cartiera». Il monito è rivolto a tutti, in particolar modo a quella parte di società civile che, mossa da coscienza civica e da affezione per questo paesaggio unico nel suo genere non desidera ripetere l’esperienza. Quel che c’è lo si dovrà sopportare: cerchiamo di far in modo che non si ripeta mai più.

Andrea Bertolino | 21/01/2106