Le figure del piacere. MDFU – Maschiodonna femminauomo

MDFU – Maschidonnefemmineuomini – Maschi? Donne? Femmine? Uomini?-
Seconda parte: “La strada” (film, Italia, 1954) di Fellini, con musica di Nino Rota, in occasione del centenario della nascita di Giulietta Masina. Anche: nuova Legge su Transessualità e risposte femministe; 8M – Giornata delle donne.

«E Mussolini disse: “Tutto nello Stato, niente contro lo Stato, nulla al di fuori dello Stato”». Questo è il titolo che di primo acchito stavo per dare alla seconda parte di quello intitolato “MDFU – Maschiodonnafemminauomo” pubblicato settimane fa. Non sarebbe stato un cattivo titolo (i titoli nella scrittura sono come i fari nel mare, orientano nel buio). Ho deciso, invece, di mantenere lo stesso titolo della prima parte  ma di modificarlo, non senza perché,  in “MDFU – Maschidonnefemmineuomini” (al plurale, il singolare generalizza troppo, meglio sempre i plurali!). Ho scartato, quindi, il titolo mussoliniano anche se invito il lettore a tenere sempre in mente la famosa sentenza del dittatore inclusa negli storici discorsi “dell’Ascensione” e “alla Scala”: “Tutto nello Stato, niente contro lo Stato, nulla al di fuori dello Stato”. Ci servirà ricordarla di qui a poco.

Nella prima parte di “MDFU – Maschiodonnafemminauomo” ponevo in relazione il film “Giulietta degli spiriti” di Fellini con lo stato dell’arte delle leggi sull’identità, il sesso e il genere e gli ultimi sviluppi delle leggi europee riguardanti i diritti di “transessuali e intersessuali”. Includevo il tutto nell’importante contesto del dibattito femminista, delle difficoltà di maschi e femmine, uomini o donne, e quant’altro, di trovare uno spazio collettivo di uguaglianza nel quale vivere le proprie private e diverse vite.

L’articolo chiudeva chiedendoci, tra altre domande: Perché mai una legge che riguarda i diritti civili legittimi di due esigue minoranze ha mobilizzato con tanto fragore media e cittadinanza in generale? Comprensibile negli ambienti binary ed eteropatriarcali ma meno comprensibile in altri ambienti. Perché, p.e. tanti/e cittadini/e sebbene non maschilisti/e si sentono perplessi? Perché sta creando una drammatica spaccatura tra favorevoli/e e contrari/e all’interno delle tendenze più consolidate ed efficaci dei movimenti femministi? Perché alcuni accreditati femminismi sentono pericolare le loro conquiste e messe in discussione le loro convinzioni? Persino la loro identità di donne? Quale relazione c’è tra il film di Fellini e gli argomenti suddetti?

In questa seconda parte cercherò di contribuire al dibattito abbozzando alcune possibili risposte. Per pura coincidenza (ah, le coincidenze!) inizio a scrivere l’articolo il 22.2.21, centenario della nascita di Giulietta Masina, data vicina anche all’8M, giornata delle donne (al plurale, il singolare generalizza troppo, meglio sempre i plurali!). Ho aggiornato, quindi, la mia informazione sulla bozza di legge “trans” del Ministerio de la Igualdad spagnolo (ndr: in italiano a me sembra meglio tradurre “igualdad” come “uguaglianza” anziché come “parità”, non sono parole equivalenti, “parità” è più binario). Ho rivisto inoltre  il film “La strada” di Fellini con G. Masina. Era il meno che potevo fare per continuare a scrivere sul tema.

Il film “La strada” di Fellini con Giulietta Masina è un riconosciuto punto di riferimento del cinema italiano, uno spericolato tuffo nel fiabesco senza perdere il senso della realtà. Il soggetto del film è esile: una povera donna disperata, piena di figli, cede l’ingenua figlia Gelsomina al saltimbanco burbero e primario Zampanò in sostituzione dell’altra  figlia, più sveglia, precedentemente ceduta ma fatalmente morta; Zampanò (col suo carrozzone e Gelsomina al seguito) vive per strada fermandosi nelle periferie o nei piccoli paesi per offrire il suo spettacolo. “La strada”, del 1954, è un film “moderno”, in bianco e nero, un film “parlato” dove la musica è, inoltre, la vera protagonista, ma è un film, anche, per certi versi, anacronistico, nostalgico del cinema muto, del mondo magico e silenzioso del mimo. Anzi, rischiando un po’ potrebbe qualificarsi come “l’ultimo film muto”, un film “muto” e quindi “musicale”, come i classici film muti, dove il senso del ritmo di Fellini, la straordinaria capacità mimica di Masina nel ruolo di Gelsomina e l’intramontabile musica di Nino Rota raggiungono una simbiosi insuperabile. Rivisto oggi sembra un videoclip dove il regista, rinunciando al suo protagonismo, come succede nei videoclip musicali del pop-rock, ha visualizzato la musica di Rota con l’aiuto della mimica di Masina. Una vera capriola. Un film, quindi, attuale.

Ma a me del film interessa anche la dimensione culturale, la sua contestualizzazione nel mondo di oggi. L’ho già detto: Fellini è un proto-femminista, un inaspettato antesignano del dibattito femminista. Dietro l’apparenza della discussa relazione tra uomini e donne in una cultura etero-patriarcale e (vista con gli occhiali di oggi) maschilista, si insinua possente il discorso critico su questa stessa cultura. Sia la Giulietta aperta e borghese di “Giulietta degli spiriti”, sia la Gelsomina poverissima e rinchiusa in sé di “La strada”, sono donne consapevoli del proprio disagio, ma incapaci  di isolarne le cause e di prendere decisioni risolutive. Nel frattempo si adeguano. Diventano inconsapevoli complici (complici innocenti, si potrebbe dire) della propria situazione. Nel film “Giulietta degli Spiriti” a Giulietta dicono: “Devi piacere di più a tuo marito…” . “Non so cosa rappresento per lui”, dichiara lei.  In “La strada” la venale e disperata madre di Gelsomina dice a Zampano, in modo che la prenda con sé, a cambio di denaro, al posto della sorella morta: “Non è come la Rosa, è buona”. “Gli insegnerai un mestiere?”, dice a Zampanò. “Io faccio imparare persino i cani”, risponde lui. “Sei sicura di essere una donna?, chiede a Gelsomina Zampanò. “Sembri un carciofo” si risponde, senza aspettare la risposta, Zampanò (anche lui frutto inconsapevole della propria cultura. “Fa’ quello che ti dico”, ordina impellente, “Devi imparare a tenere la bocca chiusa”.

Giulietta non si sente donna nonostante si riconosca nel suo corpo di donna (oltre che di femmina). Gelsomina si sente femmina e si comporta istintivamente come tale ma non ha consapevolezza di cosa sia una donna. Una parte dell’io di entrambe si insinua però potente attraverso le loro sofferenze, dubbi, smarrimenti, perplessità… Perché le altre donne, le altre femmine, sono diverse? Cos’è che non va?

L’ho già detto prima: Giulietta e Gelsomina sono le impotenti vittime del proprio costrutto culturale, sono vittime di una “violenza” anteriore alla violenza sessuale o di genere. Una “violenza” poco evidente, non condannata (e spesso non condannabile) dallo Stato o dalle Leggi, messa in atto da inconsapevoli ignoti (uomini e donne, loro incluse) attraverso la vita consueta, la vita di ogni giorno, la vita “normale” che da bambine/i hanno imparato a vivere.

Anche tutte le altre donne, diversissime donne, che appaiono nei film (e nella nostra vita, soprattutto nella nostra vita): sorelle, amiche, madri, collaboratrici, compagne, vergini o prostitute, lesbo o trans, manager o disoccupate … e gli uomini che fanno loro da sponda, sono il risultato del proprio costrutto culturale, del proprio addestramento da bambine/i al mestiere di vivere ogni giorno, ma, a differenza di Giulietta e Gelsomina alla maggior parte di loro è andata meglio: hanno imparato a gestire gli inevitabili conflitti e contraddizioni, ognuno/a i propri, della loro vita; ad elaborare, senza fuggire, rendendola utile, la propria inevitabile esperienza del conflitto; a trovare il loro instabile punto di equilibrio negoziando con gli altri e, se necessario, lottando contro. A raggiungere, alla fine, la loro sintesi vitale e provvisoria, il loro livello di resilienza e sostenibilità: la miglior vita tra le possibili. Meraviglioso mistero, vivere la propria dannazione e  la propria salvezza allo stesso tempo:  trovare la miglior vita tra le possibili. Tra le possibili.

Maschi, donne, femmine, uomini, sessuali, asessuali, etero, omo, lesbo, trans, bisex, intersex, cis-genere, trans-genere; non-binary, binary, mono-amore, poli-amore, prostituzione, sesso; no prostituzione, matrimonio, convivenza, separazione, divorzio… “Cosa sta succedendo? Cos’è che non va? Di questo passo dove andremo a finire? Dove andrà il vero maschio? E la vera femmina? Cosa ne sarà della vera famiglia? E del vero amore? Ecc, ecc…”, si chiedono alcuni. Molti. “Va, va…,”, rispondiamo altri. Meno. “E va pure meglio”…

Cosa sta succedendo? Come prendere coscienza dei segni, prima premonitori ed oggi assolutamente evidenti dei profondi cambiamenti culturali in atto? Come crearsi gli strumenti per prendere posizione consapevolmente? Come è cambiato il ruolo dello Stato nelle democrazie parlamentari? Come è cambiato il quadro di riferimento culturale e normativo nelle stesse democrazie? Come è cambiata la relazione tra privato e pubblico, tra individuo e comunità?

E’ questo il momento di fermarsi un po’. Serve aiuto. Rispetto al ruolo dello Stato bisognerà accennare  alla sua sconvolgente evoluzione nel corso di un solo secolo, che ne è successo del mandato perentorio di Mussolini: “Tutto nello Stato, niente contro lo Stato, nulla al di fuori dello Stato”. Mamma mia!

Per quanto riguarda il quadro di riferimento culturale e normativo nelle democrazie avanzate bisognerà parlare (brevemente!) di Dichiarazioni Universali  (1948, 2007, 2011…), di Direttive (2000, 2012…) e di Risoluzioni (1994, 2006, 2012…), di Carte dei Diritti (2000), dell’ONU, di Yogyakarta, dell’Unione Europea e i suoi paesi, di Manuali diagnostici e statistici dei disturbi mentali (DSM II, IV, 5…) ed altri (ICD-10, 11…) … Buon lavoro!

Per quanto riguarda la relazione tra privato e pubblico, tra individuo e comunità bisognerà scomodare, tra gli altri, i fuoriclasse della sociologia francese, della filosofia, le super-star del pensiero postmoderno Baudrillard, Bourdieu, Foucault … e parlare di consumismo, potere sociale, violenza simbolica, dialettica… Che complicazione!

Forse c’è troppa carne al fuoco (o, a seconda delle preferenze, troppo tofu alla salsa di soia, troppo pesce senza spine, troppo integrale senza glutine, troppi legumi al vapore). Meglio continuare nei prossimi giorni …

Paco Domene