Make the world GRETA again

«Voi parlate solamente di un’eterna crescita economica ‘sostenibile’ perché avete troppa paura di risultare impopolari». A Torino il 15 marzo in decine di migliaia per #fridaysforfuture con lo striscione “Cambiamo il sistema, non il clima”.

«Voi parlate solamente di un’eterna crescita economica ‘sostenibile’ perché avete troppa paura di risultare impopolari. Parlate solo di andare avanti secondo gli stessi principi errati che ci hanno ridotti in questo caos, anche quando l’unica cosa ragionevole da fare sarebbe tirare il freno a mano. Non siete abbastanza maturi per dire le cose come stanno. Lasciate anche questo onere a noi ragazzi. Ma a me non importa di essere impopolare. A me importa la giustizia climatica e la vita su questo pianeta. La nostra civiltà viene sacrificata affinché un numero esiguo di persone continui ad arricchirsi a dismisura. La nostra biosfera viene sacrificata affinché le persone ricche in Paesi come il mio possano vivere nel lusso. Il lusso di pochi si paga con la sofferenza di molti» – discorso di Greta Thunberg all’United Nations Climate Change Conference in Polonia lo scorso dicembre.

Migliaia di mani si alzano all’unisono, un grido esplode dal basso: la Terra si ribella.
La protesta iniziata venerdì 20 agosto 2018 dalla sedicenne svedese Greta Thunberg, il 15 marzo ha invaso le strade di tutto il mondo. In più di duemila città gli studenti hanno scioperato per scendere in piazza a fianco di Greta, chiedendo quel futuro che ogni giorno ci viene sottratto dall’indifferenza della classe politica, recriminando un pianeta su cui poter respirare, su cui poter vivere.
I cambiamenti climatici sono il problema più urgente della nostra epoca, e tra quelli meno considerati, come dimostrano le clamorose quanto oscene dichiarazioni di vari presidenti che confutano il fenomeno ritenendolo infondato o comunque non così urgente (come il buon vecchio Trump che ritiene falso un fatto scientifico ma inconfutabile un’invasione di messicani per la quale costruire un muro, chapeau!). È urgente, invece, è urgente ed è un problema, non è vero che non esiste, non è vero che non è grave, non è possibile un tale disinteresse! Non si tratta di ideologia politica né di concezioni diverse del mondo -per una volta- si tratta di scienza, innegabile e purtroppo reale scienza. Non è opinabile. Non ce ne si può distaccare, riguarda tutti in quanto terrestri e tutti ne siamo responsabili.
A Torino eravamo più di 30 mila, uno scoppio di colori, urla, scritte e striscioni, un’esplosione di vita che chiede vita. Con noi ragazzi e bambini, l’Università, il Politecnico, l’Unicef, Coldiretti, sindacati, meteorologi e geografi. In Italia più di un milione di studenti hanno scioperato. Sono cifre esorbitanti, un risultato clamoroso a cui non si può rimanere indifferenti.
Quante volte ci siamo sentiti dire: “siete il futuro, il domani”? Quale futuro? Quale domani? Viviamo in un pianeta dalle limitate risorse, continuando a produrre, consumare e incrementare il numero di rifiuti e l’inquinamento ci stiamo ritrovando a fare i conti con ambienti che si modificano e variano per adattarsi alla nostra distruzione e proteggersi, respingendoci. La Terra non muore con la nostra presenza, muoiono le altre specie e, soprattutto, muoriamo noi. Non è il pianeta a doversi adattare alle nostre smanie di autodistruzione, siamo noi, in primis, a dover modificare il nostro stile di vita. Ma non basta: necessitiamo di politiche ambientali funzionali e serie che portino davvero un cambiamento radicale e forte.
Il “futuro” è arrabbiato, è forte e non si arrende alla minaccia di non poter esistere. E venerdì l’abbiamo ampiamente dimostrato in tutto il mondo. Che possa servire a svegliarvi, voi indifferenti, voi potenti (“Se la Terra fosse una banca l’avreste già salvata!” citava un cartello bianco e rosso), Che possa servire a svegliarvi e a farvi capire che non c’è più tempo.
RESPECT YOUR MOM, THERE ISN’T A B PLANET!
Agata Marazzina