Dal 17 dicembre 2016 al 1° maggio 2017
Il Forte di Bard dedica una mostra ad uno dei più grandi fotografi del Novecento: Robert Doisneau.

doisneau-a-bardIcônes, a cura dell’Atelier Robert Doisneau di Parigi e dell’Associazione Forte di Bard, presenta una nuova selezione di fotografie realizzate dal grande artista francese nel corso della sua straordinaria carriera. Fil rouge del percorso la iconicità delle immagini, quelle che maggiormente hanno saputo conquistare l’immaginario collettivo e il grande pubblico, a partire dal celebre bacio del 1950, Le baiser de l’Hôtel de ville.

Doisneau viene definito per i suoi ritratti e la sua straordinaria capacità di raccontare la realtà nella sua quotidianità, un esponente della “fotografia umanista”. E’ lui, meglio di ogni altro, ad aver immortalato i miti e le icone della Parigi del ‘900, cogliendone appieno il loro fascino. Attraversando la Ville Lumière dalle rive della Senna alle periferie, regala un monumentale affresco di Parigi e dei parigini, immortalando gli aspetti più curiosi e le contraddizioni della società francese. I soggetti che lo hanno reso celebre sono i bambini e gli innamorati. In mostra anche i ritratti di personalità quali Picasso, Giacometti, Prévert.
Insieme ad Henry Cartier-Bresson è considerato uno dei padri fondatori del fotogiornalismo di strada. Al centro della sua fotografia c’è l’uomo con le sue emozioni, spesso colte nei momenti surreali che si presentano nella vita di tutti i giorni.

Dal 7 febbraio 2017 al 4 giugno 2017
Wildlife Photographer of the Year

In mostra le immagini premiate alla 52esima edizione della mostra Wildlife Photographer of the Year promossa dal Natural History Museum di Londra. L’anteprima esclusiva per l’Italia è solo al Forte di Bard e resterà aperta al pubblico sino al 4 giugno.
Orari: www.fortedibard.it

sabato 25 e domenica 26 marzo dalle 10 alle 18
Tornano le Giornate FAI di primavera

Rivara, celebre nell’Ottocento per il suo cenacolo di pittori legati al capofila Carlo Pittara, si apre al
pubblico dei visitatori con diversi monumenti, distribuiti nell’area urbana del borgo.
Il celebre Castello costituito da tre edifici indipendenti: il Castello Medievale, la Villa neo classica e le Scuderie (servizio caffetteria); il tutto immerso in un parco di oltre 45.000 mq che contiene all’interno la celebre collezione di arte contemporanea degli attuali proprietari Franz e Davide Paludetto.
La Chiesa della SS. Annunziata, il Teatro Comunale (che ospiterà performance musicali), il Municipio-Villa Ogliani e il Monumento Funebre (Cimitero di Rivara) realizzato da Alfredo D’Andrade a Carlo Ogliani.
Presso le serre del Comune (ex villa Ogliani) si proietterà un video sulla celebre storia della cosiddetta Scuola di pittura di Rivara, attiva fra il 1862 e il 1884, improntata “alla ricerca del vero e
alla fedele rappresentazione della natura”.
Strambino dispiega una gamma di novità a cominciare dalla grande ottocentesca Sala Consiliare del Municipio, a doppia altezza, con una stupenda alta galleria sui lati perimetrali della volta completamente affrescata. Si aprirà alle visite con all’interno un video introduttivo sull’attività della
Selleria Moirano. Da lì il pubblico giungerà al Castello di Strambino – Castello Vecchio (per gentile concessione del Conte Giorgio Marchetti San Martino di Muriaglio) corrisponde alla parte medievale a monte di due altri grandi corpi di fabbrica o “ville residenziali”del sec XVII che incastonano la parte più antica del Castello di Strambino, mai fin ad ora aperta al pubblico.
Proseguendo per il paese su via Somis si arriva alla vera “chicca” delle Giornate FAI di Primavera,
cioè la Selleria Moirano che rappresenta dal 1930 una gloriosa tradizione piemontese di impresa artigianale che, nel passaggio di generazioni, tramanda un’arte unica attraverso i manufatti complessi di selle, finimenti e restauro di ogni tipo di carrozze. Attualmente i prodotti della Selleria Moirano sono esposti anche a Londra da Harrods !
Gli Apprendisti-Ciceroni che saranno schierati a illustrare al pubblico le bellezze di Strambino: sono gli studenti del Faccio di Castellamonte e del liceo Gramsci di Ivrea.
A Settimo Vittone si dà inizio alla consueta apertura delle visite al pubblico, a cura dei Volontari della Delegazione e della Proloco di Settimo Vittone che, fino al tardo autunno raccontano e illustrano l’incanto della Pieve e del Battistero di San Lorenzo (bene “promosso dal FAI”). Il monumento ha visto recentemente la troupe di RAI3 nel programma di Geo&Geo illustrare con un ricco servizio le bellezze della Pieve, sia come bene storico artistico, che da un punto di vista archeologico.
Si continua infatti a scavare (con la Soprintendenza) l’antica struttura di vasca a immersione battesimale vicina ad altri elementi in corso di svelamento.
Quest’anno San Lorenzo si abbina alla visita dell’antica Cappella di San Giacomo di Montestrutto
(fraz. di Settimo Vittone), unite da un percorso a piedi di 25’ sulla via Francigena, fra boschi in fioritura primaverile, che svelano ottime vedute sulla terra del Canavese.

25 e 26 marzo
L’oro dell’Anfiteatro morenico

Mostra tematica dedicata ai giacimenti auriferi fluviali del territorio.
L’esposizione documenta un fenomeno presente in tutto il territorio dell’Anfiteatro Morenico di Ivrea dove si trova la presenza di oro nei depositi di corsi d’acqua che escono dalla cerchie delle morene.
In questo territorio l’estrazione dell’oro veniva già praticata in epoca antica, ma con l’arrivo dei Romani inizia lo sfruttamento su larga scala delle ghiaie sabbiose aurifere. Sotto Roma repubblicana (II-I sec. a.C.) ai margini orientali dell’anfiteatro, nell’area oggi nota come ‘Bessa’, una grandiosa miniera a cielo aperto ‘sfruttata’ su 10 kmq grazie all’uso di una rete di canali d’acqua e con l’impiego di 5.000 lavoratori, fu attiva per circa 100 anni. Oggi i resti di questa miniera, tutelati dalla Riserva Naturale speciale della Bessa, sono il più esteso sito archeologico romano del Piemonte e costituiscono un luogo straordinario per dimensioni e stato di conservazione, formato da ordinati accumuli di ciottoli e blocchi arrotondati, che sono lo scarto dei processi di lavaggio delle ghiaie sabbiose in cui si celava l’oro.
La mostra illustra l’origine dei vari giacimenti in rapporto con le caratteristiche geologiche del luogo, le varie tipologie di miniera utilizzate, le evidenze osservabili attualmente sul terreno e una sintesi storica con le citazioni degli autori classici (Plinio, Strabone).

Nelle sale superiori dell’Ecomuseo è visitabile l’esposizione permanente dedicata alla geologia dell’Anfiteatro Morenico d’Ivrea, con un approfondimento sui Balmetti di Borgofranco.

Inaugurazione sabato 25 ore 16 nell’ex municipio di Masino. La mostra sarà visitabile Domenica 26 Marzo con orario continuato dalle ore 10.00 alle 18.00 in concomitanza con le Giornate FAI di Primavera e il mercatino Robe e Mestè d’nà vòta lungo le vie del borgo di Masino.