Rifaremmo "questo"

Chi è stato capace, negli ultimi trenta anni, di vivere ad Ivrea senza imbattersi nella
Cooperativa Rosse Torri?

Non gli adulti di oggi, vicini ai quarant’anni, che nel lontanissimo (se non altro perché eravamo tutti molto diversi) 1977 ascoltavano una radio che voleva essere speciale ("democratica", si diceva allora) ne frequentavano le caoticissime e spontanee riunioni, avevano amici che si inventavano incredibili programmi musicali o di informazione, partecipavano a loro volta a trasmissioni musicali o di informazione.

Non i cinefili o semplicemente coloro che ogni tanto si arrendono alla curiosità di un film di qualità (bello, brutto, noioso o divertente che sia) che conoscono l’ABCinema un po’ per la sua programmazione abituale (che si sforza di essere sempre di qualità), un po’ perché hanno accolto con interesse le rassegne infrasettimanali, quelle che non fanno "cassetta" ma regalano emozioni inconsuete.

Oppure lo conoscono perché collaborano alla programmazione delle pellicole o fanno parte della folta schiera dei volontari che affrontano tutte le incombenze che la gestione di una sala cinematografica comporta. Collaborazioni indispensabili, perché la Cooperativa continui ad esistere. E che permettono di arrivare ad aprire a settembre 1999 un nuovo cinema d’essai, il 2001 all’Anƒiteatro di Montalto Dora. Una nuova e più capiente sala che consentirà di aumentare la proposta cinematografica di qualità rivolta al Canavese e alla Valle d’Aosta.

Non i ragazzi, quelli delle scuole che, insieme ai professori, hanno aderito alle proposte del Cinema Scuola uscendo dalle aule semibuie per immergersi nel buio della sala cinematografica, e nemmeno quelli più piccoli che hanno imparato a preferire vedere il sabato pomeriggio un film adatto a loro con gli amici al cinema, piuttosto che in solitudine nel piccolo schermo televisivo.

Non gli amanti del teatro, i quali, non rassegnati dalla assenza per tredici anni del teatro Giacosa in una città dai trascorsi culturali, hanno risposto volentieri alle proposte teatrali (invernali e al chiuso o, più spesso, estive e all’aperto) che anticipavano le mode invitando ad Ivrea Paolo Rossi, Lella Costa, Marco Paolini (ricordate il " Vajont" che è poi diventato anche televisivo?), Claudio Bisio, molti dei quali allora emeriti sconosciuti. O, più recentemente, "Adriano" di e con Laura Curino e i laboratori di formazione teatrale tenuti da Sabrina Marsili, e Laura Curino e quello programmato per il prossimo settembre con Giorgio Donati.

Non i conoscitori della musica etnica, popolare, jazz, i quali, soprattutto d’estate, hanno potuto magari ballare all’aperto al ritmo di quei suoni che smuovevano perfino le budella o che semplicemente erano buoni e fuori dai circuiti consueti.

Non i lettori più attenti, quelli che, ancora troppo pochi, conoscono varieventuali e ne hanno condiviso il percorso tormentato, quelli che se a volte lo hanno contestato comunque gli vogliono bene, che lo sentono anche loro, quelli che lo usano come uno strumento di conoscenza.

Che hanno scritto al quattordicinale, hanno digitalizzato le immagini, hanno aiutato a impaginarlo, hanno montato i computer pezzo dopo pezzo, hanno corretto gli inevitabili errori di scrittura, portato il peso della carta di qua e di là, hanno regalato la loro esperienza alle sue pagine perché non andasse dispersa.

Non gli amici del cabaret, che si sono divertiti al circolo "Sotto la Scala" insieme a una Litizzetto ancora sconosciuta, che hanno assistito a uno spettacolo coinvolgente in uno spazio piccolo dove però le birre costavano meno, dove tra un pop corn e una fetta di torta hanno fatto quattro chiacchiere con un vecchio amico ascoltando musica buona.

Quante attività abbiamo dimenticato?

Qualcosa come i dibattiti sui referendum (il sistema elettorale, le televisioni) le serate a parlare con un pubblico attento di informazione, di politica locale o del Chiapas, degli scontri fra anarchici e polizia ad Ivrea, di elezioni amministrative (il contributo all’azionariato de il manifesto e la partecipazione alle manifestazioni quella a Milano contro Berlusconi, quella a Venezia contro i razzismi, quella ad Ivrea per il lavoro) le giornate estive al Castello di Ivrea con i bambini, le cene cucinate dagli immigrati marocchini, senegalesi e kurdi, la mostra di vignette sul lavoro.

Avrebbe fatto di più e meglio. Potrebbe di più e meglio, la Cooperativa Rosse Torri.

Però, quando ci liberiamo dalla pallosissima abitudine all’autocritica e ci chiediamo: "se arrivando ad Ivrea trovassimo una città senza ABCinema, senza varieventuali, senza Ivreaestate che cosa faremmo?", la risposta è quasi sempre: "questo".