Annullato il Jazz Festival di Ivrea

A 20 giorni dall’apertura annullata l’edizione 43. Dure accuse da Music Studio

Mentre eravamo in attesa del cartellone e dei particolari della 43esima edizione dell’Ivrea Open Jazz Festival, annunciato da tempo per i giorni 22-26 marzo, arriva la notizia, da parte dell’organizzatore, della sua cancellazione.
Il comunicato, che riportiamo in calce, racconta non di un rifiuto da parte del Comune ma di un triste silenzio, fino all’inevitabile annullamento di contratti e impegni.
L’assessora alla Cultura Casali, sulle pagine della Sentinella, giustifica l’impossibilità di svolgere la manifestazione a marzo, come programmato, a causa della sovrapposizione con altre iniziative ancora legate all’anno di Ivrea Capitale del libro, impossibilità comunicata all’organizzatore Music Studio. Credibile? Poco, a leggere il comunicato di Music Studio. Sicuramente, dal punto di vista comunicativo e del risultato, un mezzo disastro.
F.C.

Il comunicato 

43 edizioni di un Festival non sono poche, in Italia solo Umbria Jazz ha una storia più lunga.
Vederlo finire così è cosa che umilia e ferisce, anche perché aver tenuto in vita questa manifestazione con un budget con cui nessun festival penserebbe nemmeno di partire è stato un miracolo, o come ci definiva la Stampa qualche anno fa è sempre stato “il Festival dei miracoli”.
Pur essendo riconoscenti per aver salvato il festival durante il periodo della pandemia, spostandolo a settembre, non possiamo nascondere le infinite ingerenze subite, le pressioni e il dilettantismo culturale di questa Amministrazione.
Abbiamo comunicato a settembre che saremo ritornati ad organizzare il festival, come nel passato, nel mese di marzo e abbiamo inviato richiesta regolarmente protocollata i primi di gennaio, come facciamo da sempre.
La richiesta e’ stata inviata con allegato il programma, quindi le date, i nomi dei musicisti americani fermati e tutto il resto…. service, pubblicità ecc…
Il festival è una delle due manifestazioni che gode di un contributo “straordinario”.
Non abbiamo ricevuto nessuna risposta, né positiva ma neanche negativa, che in questo caso ci avrebbe allertati facendoci evitare di esporci economicamente. Ricordiamo alle autorità che tutto questo non è un gioco e che ha regole che impegnano diverse associazioni, non solo di musica, ma anche di danza, di pittura oltre che musicisti e giornalisti che vengono da tutta Italia e che ovviamente hanno prenotato voli e organizzato la propria agenda e il proprio lavoro su quelle date.
Oltre ovviamente allo sponsor che lega il suo nome al festival.

Questo, a venti giorni dal festival, ci porta a rinunciare, di fronte ad un silenzio assordante.
Si deve del rispetto a tutte quelle persone, ma lo si deve anche ai cittadini eporediesi e a tutte le persone che negli anni hanno manifestato il loro interesse per questo genere di eventi. Il rispetto è imposto quando si ricoprono ruoli istituzionali, ma lo si dovrebbe comunque avere perché si tratta di educazione verso le persone.
Abbiamo sofferto nel vedere la Cultura trasformata in “defilè”, in “aperitivi” , spesso umiliata e resa grottesca e abbiamo resistito a richieste che non solo nulla avevano a che fare con l’impegno e con il senso di responsabilità di fare cultura con la C maiuscola, ma che avevano come unico fine quello di diventare becero intrattenimento e nastri colorati da tagliare. In questo modo non solo si umilia la cultura, ma si trattano anche i propri elettori, e non solo quelli, come se non fossero degni di manifestazioni culturali di qualità .
Lo abbiamo ribadito ogni anno, sul cappello del pieghevole e nelle conferenze stampa.
Tacendo di quelle “pressioni” che chiedono cose improponibili e pur faticando abbiamo tenuto altissimo lo standard del festival con nomi come Paolo Fresu, Ralph Tonwer, Area, Bearzatti, Trovesi, Di Bonaventura, tutti nomi di statura internazionale.
Spesso ci e’ stato rinfacciato che “non piacevano” …. ma a chi ? A chi ha paura di Ralph Tonwer e di quello che potrebbe trasmettere emotivamente al pubblico?
Nei prossimi giorni saremo più chiari e terremo una conferenza stampa; saremo disponibili a esser più espliciti su una situazione che e’ diventata troppo pesante.
La Cultura è una cosa seria, serve un senso morale ed una preparazione che non si improvvisa.
Si possono usare cocchi dorati con quadriglie di cavalli, ma al rintocco della mezzanotte, tornano ad essere zucche e topi.
E ci si mostra per quello che si è.

Ivrea Jazz Club

Di seguito pubblichiamo l’intervento di Laboratorio Civico Ivrea in merito alla vicenda.

Dopo 42 anni, l’Open Papyrus Jazz Festival di Ivrea non si farà. Un festival ormai storico, capace di portare ad Ivrea artisti di livello internazionale, con proposte di altissima qualità, quest’anno non avrà luogo.
L’amministrazione comunale risponde vaga sui motivi per cui ha deciso di non sostenere la manifestazione. Parla di bilanci da approvare e di risorse che non ci sono. Accenna alla sovrapposizione con eventi della Capitale del Libro e richiama problematiche ancor più fumose. L’impressione che se ne ricava è quella di un’amministrazione che riesce ad esprimere contemporaneamente ignavia e incompetenza.

Perché se di scelta si tratta, un’amministrazione pubblica seria dovrebbe argomentare, dando risposte chiare per rispetto delle persone coinvolte e dei cittadini. Invece, se si tratta di questioni tecniche e organizzative la cosa non ha scusanti. Il Festival è ormai un punto di riferimento in Italia e, per ammissione dell’amministrazione, fino allo scorso anno uno degli eventi culturali più rilevanti della città a cui garantire sostegno economico.
Insomma, un risultato comunque molto triste, soprattutto a fronte di un attivismo quasi compulsivo che ha accompagnato l’operato dell’amministrazione su altri ambiti dell’offerta culturale. Ma questo è un altro capitolo, ancor più complesso, che riguarda l’idea di cultura che ha espresso questa amministrazione in questi anni e su cui non mancheremo di tornare.