Comital: azienda risanata, tutti licenziati

Può un’azienda dirsi “risanata” se quel risanamento lo pagano i suoi stessi operai svenduti e oggi tutti licenziati? O non c’è invece qualcosa di “malsano” in un sistema che ha il dio profitto sopra ogni cosa e che fa dire alla stampa “torna a luccicare la pellicola d’alluminio”, non importa a che prezzo?

Lo striscione dei lavoratori Comital alla festa Fiom a Torino

Accade alla più nota azienda di produzione vaschette e fogli di alluminio italiana presente nel nostro Canavese, a Volpiano. Ed è accaduto tante volte, si chiama “spezzatino”, molto praticato in Canavese e in particolare nell’Eporediese con Olivetti a fare scuola. Quanto deserto occupazionale ha creato lo spezzatino della Olivetti? Migliaia di posti di lavoro andati in fumo e mai più ricostruiti. E da Olivetti viene l’artefice della vendita di un pezzo della filiera industriale delle vaschette di alluminio, Corrado Ariaudo già Direttore Amministrazione Finanza e Controllo di Gruppo, Amministratore Delegato di Olivetti Tecnost, Direttore Generale Olivetti… Come arriva Ariaudo in Comital? Molto semplice, l’acquista nel 2010 dalla M&C (il fondo “salva-imprese” di Carlo De Benedetti), del quale è stato amministratore delegato per cinque anni. La M&C a sua volta l’aveva rilevata dall’imprenditore Valetto che l’aveva presa dalle partecipazioni statali. Cinque anni dopo, nel 2015, Ariaudo cede le attività di fonderia e laminazione insieme al marchio Comital ai francesi della Lamalu (gruppo Aedi) che nel luglio scorso, dopo solo due anni, chiude, licenziando tutti i 138 lavoratori. E’ questa vendita che fa gridare al miracolo dell’alluminio, al risanamento, evviva!

Andrea Ceresa, operaio Comital

La realtà è un’altra però, niente luccichio, “Svegliarti dopo poche ore di sonno, dopo un turno di notte e ricevere la notizia che sei stato licenziato, tutti licenziati, è devastante, ti crolla il mondo”, è Andrea che parla, un lavoratore Comital che con una delegazione ha raccontato la vicenda Comital nella serata dedicata al lavoro organizzata dal PRC mercoledì 13 a Torino. “Spenderanno 18 milioni per chiudere, per pagare fornitori, liquidazioni, … ne bastava un terzo per andare avanti. E’ incomprensibile”, è l’amara riflessione dei lavoratori. Chiedo loro, non siete fiduciosi delle manifestazioni di interesse che si sono fatte avanti?, si guardano, parlano francamente “il problema è che negli anni nessuno dei proprietari ha investito nei macchinari, nell’innovazione, i cinesi che verranno a visitare lo stabilimento hanno produzioni con decine di laminatoi, noi ne abbiamo solo uno … nemmeno tanto moderno”, i lavoratori non possono non pensare che l’interesse cinese può essere solo quello di avere un punto, un magazzino, in Europa per semplificare e ridurre i costi dell’export. Certo ci sono anche altri gruppi interessati, si parla di una cordata italiana, di belgi, … ma la sfiducia è alta e Andrea nel suo racconto deve fare molte pause, per raccogliere le forze, per non farsi vincere dall’emozione, per rimandare indietro il groppo in gola.
E’ anche la stanchezza che fiacca gli animi, i lavoratori della Comital da fine luglio sono in presidio notte e giorno ininterrottamente. Hanno dalla loro parte la cittadinanza, il sindaco di Volpiano e i sindaci di tutti i paesi dove risiedono lavoratori, i sindacati metalmeccanici, in particolare la Fiom, le iniziative per tenere alta l’attenzione sulla vicenda sono tantissime, l’ultima la fiaccolata di venerdì scorso dal Municipio di Volpiano allo stabilimento. La paura è tanta, ma sanno che lottare vuol dire non darsi per vinti.
La fase sindacale per la procedura di licenziamento è scaduta l’11 settembre, fino al 12 ottobre ci sarà quella in sede istituzionale. Dal 13 ottobre l’azienda avrà 120 giorni per procedere ai 138 licenziamenti. E’ nelle prossime settimane dunque che si risolve il futuro di 138 operai, delle loro famiglie, che una logica che punta al mero profitto finanziario ha deciso che erano zavorre da svendere e non pezzi preziosi di una filiera che poteva essere virtuosa e che invece è stata spezzata per nutrirsi di materia prima prodotta altrove, fuori dal Canavese, fuori d’Italia e fors’anche d’Europa, luoghi altrove dove probabilmente risiedono i nuovi fornitori di alluminio per la nota azienda di vaschette.

Cadigia Perini

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