CINECLUB IVREA  LX EDIZIONE  / anno 2022

CIRCOLO DEL CINEMA CINECLUB IVREA

8 e 9 febbraio QUI RIDO IO di Mario Martone (Italia, 2021)

15 e 16 febbraio I PROFUMI DI MADAME WALBERG di Grégory Magne (Francia, 2019)

22 e 23 febbraio FREAKS OUT di Gabriele Mainetti (Italia/Belgio, 2021)

1 e 2 marzo LA SCELTA DI ANNE (L’Événement) di Audrey Diwan (Francia, 2021)

8 e 9 marzo LIBERE, DISOBBEDIENTI, INNAMORATE di Maysaloun Hamoud (Israele/Francia, 2016)

15 e 16 marzo UNA DONNA PROMETTENTE di Emerald Femeal (USA, 2020)

16 marzo, ore 21 evento per 60°: proiezione CORTOMETRAGGI di Piemonte Factory 2021 Fim LabContest Under 30. A cura di Piemonte Movie – Glocal Network

22 e 23 marzo LA VITA CHE VERRÀ (herself) di Phyllida Lloyd (Irlanda/Gran Bretagna, 2020)

29 e 30 marzo VARIAZIONE DI PROGRAMMA: LA PERSONA PEGGIORE DEL MONDO di Joachim Trier (Norvegia, 2021)

5 e 6 aprile #IOSONOQUI di Éric Lertigau (Francia, 2020)

12 e 13 aprile 3/19 di Silvio Soldini (Italia/Svizzera, 2021)

13 aprile, ore 21 evento per 60°: proiezione di MANUALE DI STORIA DEI CINEMA con l’intervento dei registi Stefano D’Antuono e Bruno Ugioli

19 e 20 aprile SCOMPARTIMENTO N. 6 di Juho Kuosmanen (Finl./Estonia/Germ./Russia, 2021)

26 e 27 aprile IL COLORE DELLA LIBERTÀ di Barry Alexander Brown (USA, 2020)

3 e 4 maggio FIGLI DEL SOLE di Majid Majidi (Iran, 2020)

10 e 11 maggio THE FRENCH DISPATCH di Wes Anderson (USA/Francia, 2021)

11 maggio, ore 21 evento per 60°: “OLIVETTI E IL CINEMA: LA STORIA” proiezione di filmati industriali e pubblicitari di Massimo Magrì. A cura di CSC – Archivio Nazionale Cinema Impresa in collaborazione con Associazione Archivio Storico Olivetti.

17 e 18 maggio IL CAPO PERFETTO di Fernando León de Aranoa (Spagna, 2021)

24 e 25 maggio CARO EVAN HANSEN di Stephen Chbosky (USA, 2021)

31 mag. e 1 giu. AMERICA LATINA di Damiano e Fabio D’Innocenzo (Italia/Francia, 2021)

7 e 8 giugno ONE SECOND di Zhang Yimou (Cina, 2021)

14 e 15 giugno LEZIONI DI PERSIANO di Vadim Perelman (Germania/Bielorussia/Russia, 2020)

21 e 22 giugno ARIAFERMA di Leonardo Di Costanzo (Italia, 2021)

28 e 29 giugno OMBRE di John Cassavetes (USA,1959 – Primo film dell’edizione n.1 del Cineclub Olivetti).

Proiezioni presso il cinema Boaro di Ivrea (via Palestro, 86) nei giorni di martedì con spettacoli alle ore 15.00, 17.10, 19.20, 21.30 e di mercoledì con spettacoli ore 15.30 e ore 18.00, salvo orari particolari indicati nelle schede critiche.

La quota per questa edizione è di 30,00 euro (di 20,00 euro per i minori di anni 25). La tessera dà diritto all’ingresso a una qualsiasi delle proiezioni in programma, nei limiti dei posti disponibili nella sala.

Le tessere sono in distribuzione presso il Cinema Boaro martedì 1 e mercoledì 2 febbraio dalle ore 15.00 alle ore 19.00 e nei successivi giorni e orari di programmazione del Cineclub.

La sala viene quotidianamente sanificata e l’ingresso alle proiezioni sarà regolato dal pieno rispetto delle norme sanitarie in vigore.

Questa 60esima edizione

Un’edizione straordinaria perché prevede diversi eventi speciali, oltre al tradizionale programma di proiezioni (al martedì e mercoledì presso il cinema Boaro).

Arrivare a 60 anni di attività è un traguardo eccezionale per un “organismo di promozione culturale” che – come si legge nel primo statuto – si propone di sviluppare la “coscienza critica dello spettatore e la sua partecipazione attiva alla cultura cinematografica”.

Un traguardo che merita un tuffo nel passato, alle origini del Cineclub Olivetti che nasce il 4 giugno del 1962 dalla confluenza di tre iniziative: “II film della biblioteca” (rassegna avviata negli anni Cinquanta dalla Biblioteca Olivetti), “II cinema in fabbrica” (che proponeva durante l’intervallo di mezzogiorno – che allora durava due ore circa – cicli di film “classici” e di impegno sociale e politico) e il “cineclub” esterno alla fabbrica e “parallelo” promosso dal Centro Culturale di Comunità (che iniziò le proiezioni in un cinema cittadino nel 1956).

La prima proiezione dell’edizione numero 1 del Cineclub Olivetti fu “Ombre” di John Cassavetes, una piccola produzione indipendente che viene riproposta in chiusura di questa 60esima edizione (un piccolo omaggio alle origini).

Sostenuto fino al 1994 dal Centro culturale Olivetti, dal 1995 il Cineclub Ivrea è totalmente autonomo nella gestione e nel finanziamento e, grazie anche alla collaborazione nell’ultimo decennio con l’associazione culturale Rosse Torri, prosegue nella valorizzazione delle cinematografie emergenti in varie parti del mondo e nel proporre film che, pur avendo in molti casi ottenuto riconoscimenti nei festival cinematografici, sono esclusi dalla programmazione cinematografica commerciale, tanto più in realtà locali non metropolitane.

E per queste ragioni il Cineclub registra, da tanti spettatori che hanno partecipato alle rassegne in questi anni, una soddisfazione che va ben oltre la conferma della fiducia in questa vera e propria “istituzione culturale cittadina”.

Così il Cineclub Ivrea arriva al 2022 confermando la scelta di programmare film di grande valore culturale o filmico, rivolgendosi però non solo ai cinefili, ma anche ad un pubblico attento e partecipe della vita civile e sociale della comunità locale.

E in questo senso vanno pure le iniziative extra, per il 60esimo compleanno, che vengono proposte, oltre che ai tesserati del Cineclub, a tutta la comunità locale.

Info: tel. 351 690 6071 (anche whatsapp) 
email: [email protected]
facebook: Cineclub Ivrea

Presentazione film in programma nella 60esima edizione

Toni Servillo è Eduardo Scarpetta nel film Qui rido io
che si trova ad aprire questa edizione, dopo il rinvio che ha
determinato la modifica del calendario. Il film di Mario
Martone rintraccia la poesia semplice dell’opera di
Scarpetta e disegna il profilo del padre naturale e artistico
di Titina, Eduardo e Peppino De Filippo.
Una narrazione più leggera è quella de I profumi di
Madame Walberg, una commedia in cui tutto è accennato,
mai insistito, mai esagerato, mai banale, mai prevedibile:
l’incontro di uno chauffeur dalla vita futtuante con una
cliente capricciosa e “naso” di grande reputazione nel mondo
dei profumi di lusso.
Dal mondo dei profumi a quello dei freaks, dei “mostri” o,
meglio, dei “diversi” dotati di superpoteri, con Freaks Out,
film che esce da una certa monotonia della produzione
nazionale per precipitarci nella terra dell’avventura, dove
sopravvivono creature fantastiche in cerca del loro cuore
o del loro coraggio per sconfiggere la paura. Film che
consacra, dopo Lo chiamavano Jeeg Robot, Gabriele Mainetti
gran maestro del cinema fantastico italiano.
E’ il film Leone d’Oro alla Mostra di Venezia dell’anno
scorso, La scelta di Anne (L’événement, adattamento dal
romanzo omonimo di Annie Ernaux), ad aprire il mese di
marzo tutto al femminile in questa edizione del Cineclub.
Ambientato nella Francia del 1963, il film mostra quanto
l’interruzione della gravidanza per una donna fosse un campo
di battaglia, il teatro di un vero dramma.
Dalla Francia del 1963 a Israele dei giorni nostri con “Bar
Bahr”, titolo originale, in arabo che dice più o meno «tra
terra e mare», in ebraico «né qui né altrove», una condizione
in cui cercare di realizzare una vita secondo i propri desideri
diventa più difficile. Condizione di spaesamento al centro di
Libere, disobbedienti, innamorate.
A vendicare ogni donna che abbia subito violenza o molestie
ci pensa Una donna promettente, una specie di nuova Kill
Bill alla riscossa. Desiderosa di vendetta castiga però solo
gli uomini viscidi. E lotta contro le quotidiane umiliazioni
che ogni ragazza deve sopportare fin da quando è bambina,
sovvertendo gli stereotipi di genere. Oscar 2021 per la
migliore sceneggiatura originale e pluripremiato, il film è
una riflessione in chiave dark (è vietato ai minori di 14
anni) sulla cultura dello stupro e la sua accettazione come
sistema di potere. Attualissimo per le questioni legate al
movimento #MeToo e per la denuncia della cultura sessista.
Approdano a Ivrea, come primo evento speciale per il 60°,
i Cortometraggi. Presentati in anteprima al Torino Film
Festival dell’autunno scorso, sono stati girati in diverse
località del Piemonte da giovani sotto i 30 anni che hanno
partecipato a Piemonte Factory, Film LabContest progettato
e curato dall’associazione Piemonte Movie – Glocal Network.
Un’occasione straordinaria per gettare uno sguardo su
interessi e linguaggi cinematografici delle nuove generazioni.
Prosegue il marzo di “cinema al femminile” con La vita che
Verrà (Herself) raccontata da Phyllida Lloyd (la regista di
Mamma mia! e The Iron Lady) con protagonista principale e
sceneggiatrice l’attrice teatrale britannica Claire Dunne
che interpreta Sandra, una giovane madre che, dopo l’ennesima
violenza domestica subita dal marito, trova il coraggio di
lasciarlo per rifarsi una vita e, nell’attesa di un vero alloggio,
decide di costruire ex novo una casa per sé e le due figlie.
Ancora una donna protagonista di La persona peggiore del mondo (variazione di programma per effetto della ritardata uscita nelle sale italiane del programmato Al cento per cento). film norvegese candidato all’Oscar.
Si va in Francia con #io sono qui, ma il protagonista,
Stéphane, uno chef di successo, se ne va in Corea del Sud, a
Seoul, per incontrare una donna che ha conosciuto su
Instagram. Una commedia, diretta dal regista di La famiglia
Bélier, che non è tanto sugli effetti dei social sulla vita di
un personaggio di mezza età, quanto sulla ricerca, nel viaggio,
di un futuro meno abitudinario, sull’importanza del dubbio
rispetto alla certezza dell’ovvio, sul bisogno di scoprire
altri orizzonti.
Si torna in Italia con Silvio Soldini che racconta una
Milano algida e indifferente a chi la abita con 3/19, un
numero in obitorio, il terzo cadavere sconosciuto del 2019,
quello di un ragazzo vittima di un incidente stradale nel
quale è coinvolta Camilla (interpretata da una Kasia
Smutniak decisamente in parte), avvocata di successo.
Camilla che, in preda ai dubbi e ai ricordi, avvia quasi
un’inchiesta personale che è anche una redenzione sul
passato. Perché la vita non può essere solo un numero come
la morte di un ragazzo che nessuno cerca.
Secondo evento speciale per il 60° è la proiezione, con
la partecipazione dei due giovani registi, di Manuale di
storia dei cinema che, tra documentario e commedia,
racconta l’avvincente storia delle sale cinematografiche
torinesi, dall’avvento del cinematografo Lumière alla fine
dell’Ottocento fino alle prospettive dello spettatore del
futuro.
Scompartimento n. 6 è quello di un treno che avanza
verso il circolo artico. Vincitore del premio speciale della
Giuria al Festival di Cannes del 2021, diretto dal finlandese
Juho Kuosmanen, il film è la storia di Laura e del suo lungo,
epocale viaggio in treno attraverso la Russia per
raggiungere Murmansk e vedere i petroglifi. Un film
nostalgico e pieno di attenzione verso i sentimenti umani,
rivolto al passato, con una storia ambientata al tramonto
degli anni Novanta e i suoi simboli che così tanto segnavano
il modo di vivere: il treno su tutti, ma anche i telefoni a
gettoni, i walkman, la telecamera portatile.
Dalla fine degli anni Novanta all’inizio dei Sessanta, dalla
Russia agli Stati Uniti, con Son of the South, in Italia Il
colore della libertà, film che è la storia di Bob Zellner, un
nativo dell’Alabama nipote di un membro del Ku Klux Klan che
s’inserisce nel centro per il movimento dei diritti umani e
civili nel 1961. Tratto dalle memorie dello stesso Bob Zellner,
il film ripercorre alcuni degli eventi fondamentali che hanno
portato alla presa di coscienza da parte del protagonista.
Si torna ai giorni nostri, in Iran, con un film dedicato fin
dalla didascalia iniziale a tutti i bambini sfruttati dai
“grandi” in giro per il mondo. Figli del sole è un’opera intensa
e accorata, un’indagine attenta e appassionata sul tema
del lavoro minorile.
Una parata di grandissimi attori (Tilda Swinton, Bill
Murray, Owen Wilson, Benicio del Toro, Léa Seydoux,
Mathieu Amalric, Lyna Khoudri, Edward Norton, Elisabeth
Moss, Frances McDormand, Timothée Chalamet e ancora)
per The French Dispatch di Wes Anderson, che, con una
miscela di bianco e nero e colore, live action e animazione,
porta sullo schermo una raccolta di storie tratte dall’ultimo
numero di una rivista americana pubblicata in una città
francese immaginaria del XX secolo. Un film che è un
dichiarato atto d’amore per il giornalismo. È anche un sentito
omaggio a qualcosa che sta scomparendo (o è già scomparso),
a una cultura passata di moda, a un certo modo di fare
giornalismo, all’onesta ricerca della verità, al gioco di
squadra, a una tradizione e alla descrizione dei sistemi e
meccanismi nascosti dietro il fascino della carta stampata
e, per estensione, del cinema analogico, oggi sempre più
soppiantati dal telematico e dal digitale.
Ultimo evento speciale per il 60°: uno sguardo su Olivetti
e il cinema: la storia, in questo caso il cinema industriale,
attraverso i filmati di “un milanese a Ivrea”, il regista
Massimo Magrì che, chiamato da Ettore Sottsass alla fine
degli anni Sessanta a collaborare con l’Olivetti, realizzò
documentari e filmati pubblicitari, in particolare sul design.
Evento che si realizza grazie al CSC-Archivio Nazionale
Cinema Impresa in collaborazione con l’Associazione
Archivio Storico Olivetti.
Un’impeccabile dark comedy spagnola sul mondo del lavoro è
il film di Fernando Léon de Aranoa Il capo perfetto, titolare
di un’azienda produttrice di bilance industriali (interpretato
da Javier Bardem) apparentemente benevolo, sta preparando
la sua forza lavoro per un’imminente ispezione da parte di
un gruppo in visita alle imprese locali per selezionarne una
per un premio prestigioso. Il punto centrale per il regista
che è anche sceneggiatore, non è tanto il lavoro quanto la
responsabilità: la gestione della vita altrui da parte di un
uomo che si identifica totalmente con la propria azienda.
Dopo Noi siamo infinito e Wonder, Stephen Chbosky porta
sullo schermo Caro Evan Hansen l’omonimo musical di
successo di Benj Pasek e Justin Paul (i parolieri di La La
Land). Il regista si rimette ancora una volta ad altezza
adolescente e confeziona un film dalle enormi potenzialità,
capace di arrivare al cuore ragionando sulla gestione
individuale del dolore, sull’accettazione di noi stessi, degli
altri e, soprattutto, sulla capacità di saper ascoltare il
prossimo.
Se nel pluripremiato Favolacce al centro c’era un maschio
alfa interpretato da Elio Germano, in America Latina lo
stesso Germano torna per dare corpo e fiato a un
personaggio opposto, tutto regolatezza e comportamenti
socialmente accettati ed accettabili. In concorso a Venezia,
la terza opera dei D’Innocenzo, guarda al disastro
esistenziale oggi da una prospettiva diversa di Favolacce:
non più i bambini, ma l’adulto, l’uomo dalle competenze
femminili, sensibilità in primis.
Zhang Yimou filma la sua dichiarazione d’amore al cinema,
rappresentato come qualcosa di sacro, con il suo ultimo
capolavoro, One second. Ambientato nella Cina rurale degli
anni della Rivoluzione Culturale, il film narra le vicende di
un appassionato cinefilo prigioniero in un campo di lavoro,
che rischia tutto pur di ritrovare una pellicola contenente
un frammento, della durata di un solo secondo, della figlia
perduta. Nella sala del campo adattata a cinema, la
partecipazione collettiva non è solo quella della visione,
ma anche quella che la precede.
Da un campo di lavoro cinese a un lager nazista con Lezioni
di Persiano del regista ucraino Perelman. Il film narra il
tentativo disperato di un ebreo belga che riesce a scampare
a un’esecuzione sommaria spacciandosi per iraniano e si
trova così sotto la protezione di un ufficiale nazista che
gli chiede lezioni di una lingua che non conosce. Un dramma
realizzato con perizia, che riesce a superare l’improbabile
aggancio narrativo grazie soprattutto alle prove dei due
attori principali.
Si resta nella realtà concentrazionaria con Ariaferma,
quella di un carcere italiano ormai in degrado che sta per
essere chiuso. Il film indaga sulle dinamiche tra i 12
detenuti rimasti e alcuni agenti di polizia penitenziaria.
Si chiude con l’esplicito richiamo alle origini, questa 60a
edizione straordinaria. Ombre di John Cassavetes è infatti
il primo film proposto nel 1962 nella prima edizione
dell’allora Cineclub Olivetti. Film girato dapprima in 16mm.
con una troupe di sole 4 persone, poi approdato in 35 mm.
alla Mostra di Venezia, che rappresenta uno dei manifesti
del cinema verità americano.

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