I voucher, la Cgil e il M5Stelle

Da Renzi al Movimento 5 stelle passando per Confindustria, l’attacco al sindacato è una costante.

Il sindacato, come tutte le forme di rappresentanza, è in crisi: non da oggi, e non solo in Italia. Anche se dietro alla parola sindacato c’è di tutto, anche realtà lontanissime le une dalle altre: dai sindacati di regime, nel senso letterale del termine, fino a movimenti tanto radicali quanto minoritari. E in fasi di arretramento più che di conquiste, parlar male del sindacato in quanto parte della “casta” qualche consenso comunque lo porta.
Proprio nei giorni dell’evento eporediese di restyling, al fine di rendersi più presentabile e “affidabile” come forza di governo, anche il Movimento 5 Stelle [vedi dal BLOG BEPPE GRILLO intervento di Giorgio Cremaschi ndr] non ha resistito a rilanciare una polemica antisindacale molto simile a quella impersonata, in questi anni, da Sacconi e poi soprattutto da Renzi, naturalmente in nome di un’improbabile democrazia diretta dei lavoratori. Naturalmente, dato che i termini astrusi fanno sempre colpo, si è parlato di “disintermediazione” sociale, teorizzando un rapporto diretto tra chi governa e i cittadini, senza bisogno, appunto, della mediazione di forme di rappresentanza sociale come il sindacato.
In fondo anche qualche richiamo al pensiero di Adriano Olivetti può dare dignità a questa parola d’ordine: l’idea di una democrazia senza partiti e senza sindacati, salvo poi dare vita a un sindacato aziendale e aziendalista come AA (Autonomia Aziendale), che negli anni successivi alla morte di Adriano Olivetti confluì nella Uil repubblicana, legata a quel Visentini che dell’Olivetti fu anche presidente.
D’altronde Matteo Renzi ha iniziato la sua (ad oggi) breve cavalcata da leader e da rottamatore prendendo a sberle la Cgil.
Oggi però il suo successore pro-tempore, in attesa del voto, Paolo Gentiloni, ha dovuto in fretta e furia abrogare per legge i voucher e reintrodurre la responsabilità solidale nella normativa sugli appalti, per evitare il rischio di una seconda sconfitta referendaria a poca distanza da quella sulla riforma costituzionale. E il fantasmagorico jobs act più che i posti di lavoro ha nel frattempo aumentato la precarietà, insieme a cospicui finanziamenti a pioggia alle imprese.
Pur non priva di contraddizioni, la vicenda dei voucher rappresenta per la Cgil un indubbio successo politico, che non cancella le difficoltà ma dovrebbe consigliare a tutti – Grillo e Casaleggio compresi – un po’ di prudenza prima di dar credito ai guru che suggeriscono una strategia di conflitto quasi ideologico contro l’idea stessa di rappresentanza sindacale.
Anche perché la legislazione del lavoro, già adeguatamente picconata dal trio Marchionne-Sacconi-Renzi, non nasce per caso, ma dall’idea e dalla constatazione che nei rapporti di lavoro il peso pende di norma dalla parte dell’impresa. Sarà un caso ma nella platea e sul palco delle Officine H proprio l’impresa ha beneficiato di un’attenzione particolare.
D’altronde, a pochi chilometri da qui, a quasi un anno dalle ultime elezioni amministrative, siamo passati da un sindaco sempre plaudente, Piero Fassino, ad uno (anzi una), Chiara Appendino, silente in modo ermetico dei confronti della grande impresa e anche delle Fondazioni bancarie contro cui pure erano stati lanciati in campagna elettorale strali altisonanti.

Federico Bellono

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